La caldara di Manziana

Il viterbese è un territorio plasmatosi nei secoli a causa delle attività vulcaniche dei complessi vicano, vulsino e cimino: le stesse eruzioni vulcaniche hanno dato vita a bellezze naturalistiche come il Lago di Bracciano, il Lago di Vico, il Lago di Bolsena e i Monti Cimini, Sabatini e Volsini. Non stupisce dunque che nel Lazio abbondino le sorgenti termali e non solo: in provincia di Roma, nel territorio di Manziano (a poco più di 40km da Viterbo) sorge ad esempio la Caldara di Manziana. Raggiungendo questo luogo dall’apparenza inospitale e quasi lunare, sembra di essere catapultati in un girone dantesco, tra odore di zolfo nell’aria e roventi polle di acqua ribollenti.

Contents

Alla scoperta della Caldara di Manziana

Nessuno si aspetterebbe di trovare nel Lazio un angolo di Islanda: alla stregua dell’isola del nord Europa, anche la regione laziale, seppure in passato, si è contraddistinta per un’intensa attività vulcanica. Ebbene la Caldara di Manziana non è altro che una vivida memoria dell’antico vulcano Sabatino, che si estendeva lungo la fossa tettonica tra i Monti della Tolfa e il Monte Soratte: il suo cratere è oggi occupato dal bellissimo Lago di Bracciano.
La Caldara sorge nel cuore del Parco Naturale Regionale di Bracciano-Martignano e rientra nel comune di Manziana: si tratta dunque di una depressione vagamente circolare, probabilmente la bocca di un cratere, formatasi all’incirca 600.000 anni fa.
Bisogna immergersi in un fitto bosco di secolari cerri ad alto fusto per raggiungere quella che si presenta come una grande palude vulcanica punteggiata da massi tufacei e rocce colorate di giallo dallo zolfo. Il silenzio, pressoché totale, è interrotto solo dal ribollire di gyser, di cui uno più grande degli altri: in realtà non c’è nessun fiotto d’acqua sparato molto in alto ma solo fiotti gorgoglianti di gas, fanghi e acqua sulfurea.

Dai romani agli alchimisti

Al contrario di quanto si possa pensare, nella Caldara di Manziana (il cui nome rimanda proprio a un grosso pentolone che bolle sul fuoco) l’acqua raggiunge una temperatura di solamente 27°. Il motivo è che, a differenza di quello che accade ad esempio nella caldera di Yellostone negli U.S.A., l’attività vulcanica sabatina non è più in corso e si è pressoché esaurita: a questo dato bisogna inoltre aggiungere che l’acqua arriva a sgorgare a Manziana dopo aver percorso metri e metri dal cuore della Terra.
La Caldara di Manziana, che nel 1988 è stata dichiarata Monumento Naturale, era una meta molto amata anche dai soldati romani che, di ritorno dalle faticose campagne militari, si tuffavano in queste calde acque per rigenerarsi e purificarsi in vista dell’arrivo, spesso trionfale, a Roma.
Inoltre ci sono racconti che narrano della Caldara come luogo di ritrovo di streghe e alchimisti, tra i quali ci sarebbe stato anche il famoso esoterista e alchimista italiano Cagliostro.

Gli ecosistemi della Caldara di Manziana

La Caldara di Manziana è un luogo importante anche dal punto di vista naturalistico, custodendo all’interno del territorio numerose specie vegetali che stupiscono soprattutto per l’ambiente dove sono riuscite a sopravvivere.
Guardandosi attorno ad esempio è facile scorgere, nella zona perimetrale della caldara, una prateria umida di agrostis canina, altrimenti note come capellini delle torbiere. Questa specie erbacea protetta resiste in questo ambiente ricco di anidride solforosa e anidride carbonica, proprio come gli ontani neri che punteggiano il bordo della caldera e le felci della Florida.
Poco lontano dalla Caldera di Manziana poi lo sguardo è inevitabilmente attratto da un boschetto di betulle, che spicca tra i cerri, i castagni e le ginestre: bisogna attraversarlo per raggiungere la caldara, scorgendo con un po’ di fortuna scoiattoli, ricci, volpi, tassi, istrici e il variopinto gruccione. Ciò che colpisce al di là della bellezza del bosco, è la presenza di betulle pendule in un ambiente inospitale come quello della caldara, sito peraltro a un’altezza che non supera i 300 mt. La betulla è un arbusto tipico della tundra sub-artica e delle zone montane italiane ed è difatti strano trovarla a queste latitudini, nonostante si tratti di una specie resistente seppure poco longeva. Le spiegazioni al riguardo sono state tante: c’è chi pensa sia stata piantata qui dall’uomo nel secolo scorso, mentre secondo le teorie di altri studiosi le betulle della Caldara di Manziana non sono altro che un relitto dell’ultima glaciazione avvenuta circa 11.700 anni fa.

Cosa vedere nei dintorni: da Manziana a Monterano Antica

A soli 7 km dalla caldara sorge il caratteristico borgo di Manziana, cinto dalla barriera naturale rappresentata dal boschetto di Macchia Grande, dove si celano tra carpini, i resti di antiche sepolture etrusche, domus e strade di epoca romana.
Il monumento simbolo di Manziana è senza dubbio il Ponte del Diavolo risalente al I a.C., costruito per superare il fosso della Selciatella e che permetteva ai romani di raggiungere le Terme di Stigliano. L’opera è davvero magnifica ed è stata realizzata secondo la tecnica dell’opus quadratum, utilizzando pietre vulcaniche. La leggenda narra sia stato il Diavolo a costruirlo, sfidando un prete credulone al quale il maligno chiese in cambio quattro anime: pare che il patto sia stato rispettato e che una pietra del ponte celi ancora la firma del Diavolo, ovvero la sua mano.
A circa 12 km invece sorge la suggestiva Monterano Antica, città costruita su uno sperone tufaceo incastonato tra i Monti della Tolfa e i Monti Sabatini. Dell’antico nucleo abitativo di origine etrusca oggi non resta quasi nulla, se non i resti di chiese e palazzi lambiti dalla fitta vegetazione: si stenta a credere che in questo luogo dimenticato, dove non è raro scorgere cavalli allo stato brado, sorgano opere del Bernini commissionate da Papa Clemente X. L’artista ha progettato il Palazzo Baronale, il Convento di S.Bonaventura e la fontana ottagonale: queste vestigia sorgono all’ombra del colossale acquedotto romano che funge da vera e propria porta d’accesso al borgo fantasma di Monterano.

Comments

comments