Radical chic. Intervista ad Alessandro Catto, l’autore

By - Antonio
10 luglio 2017
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Alessandro Catto è l’ideatore e gestore del think tank satirico e politicoLa Via Culturale”, uno dei più influenti e frizzanti nel panorama social, con il suo creatore recentemente definito da Vice come uno degli ideologi di punta dell’alt right italiana .

Oltre ad una collaborazione con “Il Giornale”, la pagina ha da qualche mese promosso il suo libro “Radical Chic”, un compendio sul panorama della sinistra italiana e il suo progressivo scivolamento verso tematiche centriste, verso la lode alla globalizzazione e il progressivo distacco dalle masse di lavoratori. Su questo e su altri temi si dipana l’intervista seguente.

  • Come nasce l’idea di questo libro? Era una tua necessità, te lo ha chiesto la comunità della tua pagina “La Via Culturale”?

 

Questo libro nasce dalla volontà di mettere a disposizione un piccolo manuale tascabile contenente da un lato la storia e le principali tematiche affrontate dal nostro network, dall’altro indicazioni utili anche nella vita di tutti i giorni per capire il dibattito politico oggi in atto. Rifacendomi alla celebre frase di Lenin, il mio volume ha come obiettivo principale quello di svelare molti interessi di classe a prima vista difficili da riscontrare nelle frasi che udiamo tutti i giorni, nei miti e nelle posizioni promosse nei dibattiti dominanti. Dal mondo della cultura a quello dei mass media, dalla politica alla società ho cercato di alzare una cappa da tanti argomenti mai pienamente affrontati.

radical chic catto

 

  • Quali sono le caratteristiche tipiche del Radical Chic odierno?

In realtà nel mio libro non parlo solamente della figura del “radical chic”, spesso altolocata; parlo di un modello politico, quello della sinistra liberal, che ormai non è nemmeno più confinato in qualche salotto, ma è un fenomeno massificato, grazie al progressivo accentramento della sinistra e del suo passaggio da lotte sociali a lotte civili, dalla difesa del lavoro e dei lavoratori alla lode del cosmopolitismo e dei diritti accessori da esso garantiti. Oggi il perfetto aderente al verbo radical chic o globalista è una persona incapace di criticare l’esistente o di avere la forza o la volontà di notare le contraddizioni della sua epoca.  Oggi abbiamo una sinistra che spesso non è alternativa in nulla al centrodestra liberale, anzi lo supera spesso nella corsa alla totale libertà di circolazione di persone e merci, una sinistra divenuta piena rappresentante e responsabile del mondo occidentale ereditato dalla fine della guerra fredda. Questo è ciò di cui parlo, una sinistra che dietro una egemonia culturale sempre meno gramsciana e sempre più sistemica ha nascosto cedimenti, mutamenti e metamorfosi, spacciando per ribellione la lotta contro questo o quel comodo nemico della civiltà.

la via culturale

 

  • “La via Culturale” vuole rimanere un punto di riferimento solo a livello Facebook, oppure vuole diventare un hub di idee e persone in grado di mettere in piede una grande battaglia editoriale e “culturale” anche offline?

Il nostro progetto è aperto al futuro e vuole divenire un punto di riferimento sempre più grande nell’analisi politica, sempre capace di far trasparire posizioni autonome ed originali. Non vogliamo fare caciara, non vogliamo nemmeno diventare una copia alternativa della torre d’avorio culturale che critichiamo. Siamo una pagina di analisi spontanea, popolare, aperta a tutti ma con l’obiettivo di fornire chiavi di lettura mai scontate. Siamo aperti a qualsiasi tipo di progetto che sia capace di promuovere questo obiettivo, anche offline, valutandone sempre la praticabilità e l’opportunità. Siamo letti da persone di tutti i tipi, il nostro blog è presente su una testata come Il Giornale. Abbiamo ricevuto e riceviamo diverse richieste di partnership e collaborazione che, oltre ad essere un motivo di orgoglio, sono utili occasioni di confronto e di crescita comune.

 

  • Vice Italia ti ha indicato come uno degli ideologi della Alt-Right Italiana, da intervistatori possiamo invece già ampiamente smentire questa definizione in quanto “La Via Culturale” è lontana da certo becerismo destroide law & order.Tu come ti definiresti? il tuo libro Radical Chic può definire in toto la tua ideologia?  

Per me non è un problema essere definito come tale, anzi, in un video ho anche ringraziato per le parole spese in quell’articolo, che mi hanno fatto pure piacere. Per me non è un problema essere definito di destra o di alt-right, dico solo che la nostra pagina non è inquadrabile in quel settore. La nostra analisi parte da letture e da posizioni molto più vaste e difficilmente inquadrabili, che hanno anche nelle esperienze socialiste delle basi non trascurabili, specialmente nell’analisi dei rapporti sociali e tra classi, nonché nell’analisi della globalizzazione e del lavoro. Questo non ci vuole però legare a nessun dogmatismo: al primo posto mettiamo la sincerità delle nostre idee e il pragmatismo: ci muove solo l’interesse alla risoluzione delle questioni e alla promozione di analisi un po’ più complesse di quello che i media oggi permettono, in un linguaggio, come detto, il più accessibile possibile.

  • Secondo te, le nuove correnti politico-culturali populiste, sovraniste, neostataliste (che stanno sorgendo dalle ceneri della vecchia destra e dalla vecchia sinistra) riusciranno ad egemonizzare il discorso politico? Se sì, quanto anni ci vorranno?

Dipende da molte cose, dipende se anche in Italia vivremo una convergenza al centro con una alleanza tra centrosinistra e centrodestra (il cosiddetto “partito della nazione”) o se prevarrà un bipolarismo col terzo incomodo. Paradossalmente la prima situazione, tacciata di conservatorismo dai suoi critici, potrebbe essere la più moderna e quella più capace di identificare la lotta in atto in questo scorcio di ventunesimo secolo, ovvero quella tra élites e popoli, tra globalisti e sovranisti. Detto questo, è bene anche prestare attenzione a ciò che si propone: uno statalismo all’italiana, con assunzioni “tanto per assumere” o un sovranismo imbelle e gretto fatto di nostalgismo e riproposizione di temi vecchi come il cucco non avrebbero senso. Per questo dico che è bene lavorare sui problemi pratici, sentiti dalla gente comune e tralasciati dal panorama oggi presente sulla scena, in pochi ma chiari punti. Il sofismo ideologico spesso rischia solo di creare ulteriore fumo.

  • A chi consigli la lettura del tuo libro? 

A tutti quelli che vogliono capirne di più sul perché la sinistra è divenuta una versione sbiadita della destra liberale e sul perché spesso gli ultimi della globalizzazione preferiscono votare a destra.

  • Altri libri nel cassetto? Progetti futuri?

Di certo “Radical Chic”, visto anche il successo e l’apprezzamento ottenuto, non sarà l’ultimo libro de La Via Culturale. Vedremo le prospettive nella prossima stagione, ripartendo a settembre!

 

Per chi volesse acquistare il libro Radical Chic,

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