Lavoratori stagionali: i tre contratti di lavoro occupazionali

17 maggio 2017
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L’abrogazione dei voucher ha creato non pochi problemi a coloro che devono gestire le occupazioni a tempo soprattutto in vista della bella stagione.
Quali sono dunque le soluzioni occupazionali che possono essere introdotte per gestire la necessità di lavori stagionali considerando le numerose ore di lavoro delle prestazioni?

Lavoro a chiamata

Se non ci troviamo a poter programmare l’impegno di lavoro che quindi risulta saltuario e discontinuo ecco il contratto intermittente o a chiamata. Con esso l’assunzione può avvenire sia a tempo indeterminato che determinato. Per l’applicazione dei contratti a chiamata senza limitazione d’impiego bisognerà innanzitutto vedere se il lavoratore interessato rientra nei termini di applicazione del contratto (es. giovani inferiori a 24 anni di età o soggetti con età superiore a 55 anni).

Lavoro part-time
Se non è possibile attivare un contratto di lavoro a tempo pieno ma è possibile stabilire l’orario di lavoro, il contratto più indicato da utilizzare è quello del rapporto di lavoro a tempo parziale. Qui andrà indicata la durata della prestazione lavorativa e la fascia temporale con il riferimento di orario giornaliero, settimanale, mensile ed annuo. In riferimento ai contratti collettivi il datore di lavoro ha la possibilità di richiedere delle ore supplementari svolte oltre l’orario accordato tra le parti. Le due parti possono anche concordare alcune clausole che diano la possibilità di aumentare il numero di ore di lavoro concordato inizialmente ma solo in aumento.

Lavoro a termine
I contratti di lavoro a termine servono spesso ad inquadrare lavoratori che debbono sostituirne altri assenti (vedi ferie o lunghe malattie) oppure per aumentare la forza d’impiego soprattutto in quei settori che sono molto legati al lavoro stagionale. I contratti a termine instaurati per ragioni sostitutive o per lavori stagionali sono liberi dai limiti di utilizzo invece propri dei contratti a tempo determinato. La contrapposizione è però nei costi visto che i rapporti di lavoro a termine comportano l’aumento di una quota contributiva all’Inps pari all’1,40 per cento.

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